Franca Rame
Quando è morta un fiume di donne vestite di rosso ha accompagnato la sua bara cantando Bella Ciao, proprio come desiderava lei. Attrice e autrice teatrale, ha scritto la storia del movimento femminista italiano degli anni 70. Il 9 marzo del 73 cinque uomini appartenenti all’estrema destra la rapiscono, la torturano e la stuprano a turno. Molti anni dopo, al termine del processo, verranno individuati come mandanti del rapimento e dello stupro alcuni alti ufficiali dei carabinieri della Divisione Pastrengo. Si tratta quindi di una vera e propria spedizione punitiva, uno stupro a sfondo politico. Franca Rame porta in scena la violenza vissuta.
“Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. E’ quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male. Nel senso che mi sento svenire. Non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo. Per l’umiliazione. Per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello”.
Recita così nel suo monologo “Lo stupro”, in cui denuncia anche quello che una donna deve affrontare dopo aver subito uno stupro. Nella presentazione al suo monologo, infatti, riporta le perizie e le domande che alcuni medici e poliziotti rivolgono a donne che denunciano questo tipo di violenza, domande del tipo “Ha raggiunto l’orgasmo? Se sì quante volte?”.
Franca Rame è riuscita a trasformare un’esperienza così dolorosa in denuncia. Nel corso degli anni i suoi spettacoli hanno affrontato la condizione delle donne sotto vari punti di vista, parlando di divorzio, delle difficoltà delle madri lavoratrici, di libertà sessuale e lasciando pagine importanti in eredità a noi tutte.
Bell Hooks
Appartenente a una famiglia della classe operaia del Kentuchy, vive in prima persona le conseguenze della segregazione razziale. Una famiglia povera e numerosa, guidata da un padre dispotico. Sin da bambina sperimenta la duplice oppressione operata dal patriarcato e dal razzismo e la trasforma in lotta. Bell hooks (pseudonimo di Gloria Jean Watkins) è stata una delle più importanti teoriche femministe dell’età contemporanea. Donna, nera e di bassa estrazione sociale negli Stati Uniti, dalla sua condizione di oppressione e subalternità ha generato un pensiero capace di combattere l’oppressione in ogni sua forma. Ha indagato l’amore, che per lei era un verbo più che un sostantivo, come possibilità di cambiamento politico. Ha visto le aule dell’istituzione scolastiche come vincoli repressivi ma anche come potenzialità di liberazione. Dice di essere arrivata alla teoria femminista attraverso il dolore e la sofferenza: “Quando dico che queste parole scaturiscono dalla sofferenza, mi riferisco alla lotta personale che si conduce per definire la posizione in cui ci si dà voce lo spazio del teorizzare”.
“In ogni donna – scrive – c’è una frizione tra due o più identità apparentemente incompatibili eppure conviventi. La soluzione non sta nell’assumerne una a scapito delle altre tentando l’avventura della non contraddizione, bensì nel praticare la virtù acrobatica del non coincidere mai sino in fondo con una posizione monodimensionale e unitaria”.
Mariasilvia Spolato
Si era laureata con 110 e lode ed era un’ottima docente di matematica, fino a quando ha deciso di uscire allo scoperto e non nascondere la sua identità. Siamo agli inizi degli anni 70 e, per quanto anche l’Italia sia attraversata dai movimenti femministi e di liberazione omosessuale, la società risente ancora fortemente della cultura patriarcale che si intreccia con l’eteronormatività. Per cui una donna che non ama un uomo rappresenta uno scandalo. Maria Silvia Spolato insieme ad altre attiviste e attivisti, ad intellettuali come Angelo Pezzana e Mario Mieli, fonda il F.L.O.- Fronte di Liberazione Omosessuale e la rivista Fuori. Si tratta delle prime esperienze italiane di quello che oggi chiamiamo attivismo LGBT+. In quel periodo sono pochissime le donne italiane dichiaratamente lesbiche. La maggior parte di loro vive nell’ombra, per colpa del forte stigma sociale. Per comprendere meglio il clima culturale del tempo, basta pensare che fino al 1973 l’omosessualità è un disturbo mentale presente nel DSM. L’8 marzo del 72 a Roma i gruppi femministi, le associazioni, i collettivi, si radunano in un grande presidio a Campo de’ fiori. In quell’occasione Maria Silvia regge un cartello con su scritto “Liberazione omosessuale”. Viene fotografata e le sue foto vengono pubblicate sulla rivista Panorama. Per queste foto e per il suo impegno politico il Ministero dell’Istruzione la considera indegna di insegnare e la licenzia. Si trova così senza un lavoro e abbandonata anche dalla sua famiglia, che le volta le spalle. Ciononostante continua a fare politica, a scrivere, a far sentire la sua voce. E’ costretta a passare il resto della sua vita a vagare come senzatetto di città in città, dormendo in stazione. Qualcuno racconta di averla vista a Bolzano rifugiarsi in biblioteca a leggere libri, che considerava preziosi. Muore in una casa di riposo, in silenzio, senza troppi clamori. La sua lotta è un’eredità che non può andare perduta. Ancora oggi le discriminazioni verso la comunità LGBT+ si intrecciano alla cultura maschilista dominante. Rompere il silenzio con coraggio, come ha fatto Maria Silvia Spolato e altre donne insieme a lei, resta un compito da portare avanti.
Trotula De Ruggiero
Fu una delle prime mediche italiane e il suo nome nel Medioevo divenne celebre in tutta Europa. Faceva parte delle mulieres salernitanae, un gruppo di mediche e studiose che faceva parte della scuola medica di Salerno.
L’approccio alla medicina di Trotula era decisamente innovativo per l’epoca.
Innanzitutto, considerava che la prevenzione fosse l’aspetto principale della medicina e insisteva sull’importanza dell’igiene, di un’alimentazione equilibrata e dell’attività fisica. Le sue conoscenze in campo ginecologico furono eccezionali e molte donne ricorrevano alle sue cure. Fece nuove scoperte anche nel campo dell’ostetricia e delle malattie sessuali. Cercò nuovi metodi per rendere il parto meno doloroso e per il controllo delle nascite. Si occupò del problema dell’infertilità, cercandone le cause non soltanto nelle donne, ma anche negli uomini, in contrasto con le teorie mediche dell’epoca. I suoi scritti vennero raccolti e pubblicati in diverse opere che trattavano la salute delle donne.
