Tina Lagostena Bassi

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Si è parlato molto del massacro del Circeo, poco di una donna, un’avvocata che ha difeso Donatella Colasanti, l’unica superstite di quel massacro.
Quella donna è Tina Lagostena Bassi. Non solo l’ha difesa nel processo contro Angelo Rizzo, ma ha denunciato la vittimizzazione secondaria nei tribunali, la colpevolizzazione della vittima, una colpevolizzazione che passava e passa per frasi del tipo “te la sei cercata” “com’eri vestita”, “quanti partner hai avuto”. Fu il primo processo per stupro ad essere filmato e mandato in onda dalla RAI.
Lagostena Bassi sottolineò come la trasmissione in tv del processo fu scioccante perché si rendeva visibile come gli avvocati difensori potessero essere altrettanto violenti degli stupratori nei confronti delle donne, inquisendo sui dettagli della violenza e sulla vita privata della parte lesa, trasformandola in imputata.
L’attenzione mediatica e il lavoro di Tina Lagostena Bassi hanno contribuito al passaggio epocale di considerare lo stupro un delitto contro la persona e non più un reato contro la morale ed il buon costume, come era al tempo. Nelle sue arringhe descriveva la violenza subita dalle sue assistite, rompendo il muro di silenzio che esisteva sia nella società, sia nel mondo dei tribunali sulla questione della violenza sessuale.
È stata una delle socie fondatrici del Telefono rosa, presidente della Commissione Nazionale parità e pari opportunità uomo-donna della Presidenza del consiglio dei ministri e componente del gruppo sulle pari opportunità della Comunità Europea.
Ha diretto la delegazione per l'Italia nei lavori preparatori della IV Conferenza ONU sui diritti della donna.
